E-commerce a Iglesias, senza mettere il capitale in magazzino
E-commerce
Un e-commerce a Iglesias deve rispettare un vincolo prima di tutti gli altri: non fermare capitale. Nel Sulcis-Iglesiente i budget sono stretti, un progetto sbagliato costa più che altrove, e il modello classico del negozio online, compri la merce, la fotografi, la metti in vendita e aspetti, qui chiede soldi che mancavano già. Eppure la città ha qualcosa da vendere e qualcuno a cui venderlo: i visitatori del parco geominerario, che a Porto Flavia e a Masua arrivano informati e da fuori, e che a casa, dopo, cercano quello che hanno visto nelle botteghe del centro.
Tre modi di vendere senza scaffale
Il primo è produrre dopo l'ordine. Chi fa magliette, stampe, oggetti con i segni del territorio può vendere il modello e produrlo solo quando qualcuno l'ha pagato, con il tempo di consegna scritto nella scheda. È il modo in cui lavora Fionard: stampa soltanto quello che ha già venduto, e non ha niente di fermo.
Il secondo è il preordine. Il miele di una stagione, l'olio della frangitura, il vino di una vendemmia si vendono prima che siano pronti, con la data di consegna dichiarata e il pagamento anticipato: il produttore sa quanto confezionare, e il cliente ha la sua parte già prenotata.
Il terzo è far spedire il produttore. La bottega del centro vende online il Carignano, il miele, il tonno di Carloforte che ha in vetrina, ma l'ordine parte dalla cantina o dal laboratorio, con il loro imballo: la bottega tiene la vetrina e il cliente, il produttore tiene la merce.
Poco, ma vero
Con un budget stretto il negozio parte piccolo e cresce solo se vende. Dodici o quindici prodotti con le foto fatte bene, una spedizione sola in Italia con la tariffa scritta nella scheda, il pagamento con carta, una pagina che racconta da dove arriva quello che si compra. Le lingue, l'estero, il secondo corriere si aggiungono quando gli ordini li chiedono, non prima. La scatola che regge il corriere e l'etichetta che fa scegliere il prodotto sono spese che tornano a ogni ordine, e la pagina sul packaging a Iglesias spiega perché.
Il calendario lo danno i visitatori: il negozio va online prima della bella stagione, e a novembre ha pronta la selezione di Natale per chi è passato da Porto Flavia d'estate e ha lasciato l'email in bottega.
Quanto costa un e-commerce a Iglesias
Il prezzo lo fissiamo prima e per iscritto, perché qui è la prima domanda e deve avere una risposta prima di cominciare. Lo fanno tre cose: il modello, il numero di prodotti al lancio, e quante persone devono parlarsi. Un negozio con quindici prodotti propri e una spedizione sola è il progetto più piccolo che facciamo, e costa poco da tenere. Il preordine aggiunge le date di consegna e gli incassi anticipati da gestire; la produzione dopo l'ordine aggiunge il collegamento con chi produce; la spedizione dal produttore aggiunge gli accordi e le notifiche a più persone. La realizzazione di un e-commerce a Iglesias conviene farla a tappe: la prima online in poche settimane, la seconda quando la prima ha venduto. Il listino non lo pubblichiamo: il preventivo online dà una cifra da confrontare con il tuo budget prima di decidere.
Cosa portiamo a Iglesias
A Iglesias non abbiamo ancora un progetto, e non serve girarci intorno. Il negozio senza magazzino lo portiamo da Fionard, con il configuratore di colore e taglia e la produzione che parte solo dopo l'acquisto. Il catalogo corto che vende la confezione lo portiamo da Nanumoru, il birrificio che vende la scatola da sei, quella da tre e la bottiglia singola. La gamma di una cantina tenuta insieme da un segno solo, dalle etichette di Cantine Nuraghe Antigori.
Un negozio online a Iglesias con pochi prodotti sta bene su Shopify, che ha un canone ma non chiede manutenzione; WooCommerce conviene quando i produttori sono più d'uno e le regole di spedizione cambiano. Il servizio e-commerce porta Stripe, la spedizione nella scheda, gli accessi tuoi. Per il vino, prima del sito, vanno decise le cose che racconta l'articolo su come vendere vino online; per l'etichetta c'è la specialità etichette.
Il mercato della città e del parco sta nella pagina Iglesias; il Sulcis delle cantine, in quella di Carbonia.
Parola ai clienti.
Lanciare un e-commerce di streetwear sostenibile con il print-on-demand era una scommessa complessa. Adesso lo shop gira alla perfezione, le grafiche risaltano al massimo e possiamo concentrarci solo sulla creatività senza lo stress delle scorte in magazzino.
Fionard
Domande frequenti.
Sì, in tre modi. Si produce dopo l'ordine, come fa Fionard; si vende in preordine, con la data di consegna dichiarata; oppure si fa spedire il produttore, e la bottega tiene la vetrina e il cliente. Spesso un negozio piccolo li usa tutti e tre, uno per prodotto.
Lo fanno il modello, il numero di prodotti al lancio e quante persone devono parlarsi fra negozio e produttori. La versione più piccola, quindici prodotti tuoi e una spedizione sola in Italia, costa poco da fare e da tenere. Il configuratore online dà una cifra da confrontare con il tuo budget prima di decidere.
Il produttore, con il suo imballo, e il negozio mostra per ogni prodotto il suo tempo di consegna. Prima di aprire va messo per iscritto quanto resta a ciascuno, chi paga una bottiglia rotta e chi gestisce un reso: sono tre righe, e senza quelle tre righe si litiga al primo pacco.
Sì, in tutto l'Iglesiente. Il primo incontro lo facciamo da te, in bottega o in laboratorio; il resto va avanti da remoto, un passaggio alla volta, e il perimetro del lavoro lo fissiamo prima e per iscritto.
No, e non serve girarci intorno. Portiamo il negozio senza magazzino di Fionard, il catalogo corto che vende la confezione di Nanumoru e le etichette che tengono insieme la gamma di una cantina sarda, Cantine Nuraghe Antigori.
























































































































