Packaging ed etichette a Iglesias, nella bottega accanto a chi ha speso dieci volte tanto
Packaging ed etichette
A Iglesias l'etichetta compete nella bottega del centro. Il visitatore che ha prenotato Porto Flavia passa in via Matteotti prima di ripartire e compra un ricordo da portare a casa: il Carignano, il miele di corbezzolo, l'olio, il tonno di Carloforte, il pane. Sullo scaffale stanno accanto a prodotti che hanno speso dieci volte tanto per l'etichetta, e il visitatore sceglie con gli occhi, in tre secondi. L'etichetta fatta in tipografia con la miniera, la laveria e il font vecchio perde il confronto anche quando il prodotto è il migliore dello scaffale.
Cosa lasciare agli altri
Il lavoro comincia dalla bottega: cosa c'è sullo scaffale accanto, che colori, che nomi, quanti hanno la miniera in etichetta. Si decide cosa lasciare a loro e si disegna il segno di uno solo: il nome del produttore leggibile da tre metri, un colore che regge sotto il neon, una riga che dice il Sulcis a chi non c'è mai stato. Il mockup in scala si porta in bottega e si guarda da un metro e da tre; poi fronte, retro e capsula insieme, i dati di legge al posto giusto, la prova colore prima della tiratura, il file esecutivo per la tipografia che scegli. È il lavoro fatto per Cantine Nuraghe Antigori, sei vini con un quadrato d'oro che cambia solo il metallo, e per SadiTappo.Wine, nel settore cantine e food.
La linea, e il viaggio verso casa
Un produttore del Sulcis-Iglesiente ha spesso più referenze, il miele di tre fioriture, il Carignano e il rosato, e la linea si disegna come una famiglia: lo stesso segno, la stessa griglia, un colore per referenza, così sullo scaffale si vede che sono dello stesso posto, come per Nanumoru, dove ogni birra ha il suo animale. Poi il viaggio: il ricordo comprato in bottega parte in valigia per Milano, e la confezione da tre che regge la valigia e si vede sul tavolo di chi la riceve è quella che fa ricomprare, con il QR che apre il negozio online. Per il fresco e il tonno vale il lavoro fatto per Caseificio Deidda, con la confezione che tiene il freddo e dice la data.
Il calendario: il packaging si disegna d'inverno, con la tiratura pronta a Pasqua, quando il parco riapre le visite del fine settimana; per il vino dopo la vendemmia.
Cosa portiamo a Iglesias
Nel Sulcis non abbiamo ancora un cliente, e lo diciamo. Il servizio packaging ed etichette è lo stesso ovunque: dal concept al file esecutivo, mockup in scala, prova colore, file aperti tuoi. Il marchio che sta sull'etichetta e il negozio online nascono nello stesso progetto.
Il preventivo online dà una cifra in sette passi; il mercato della città e del parco sta nella pagina Iglesias, il Sulcis in quella di Carbonia.
Domande frequenti.
Dallo scaffale della bottega dove starà, guardando cosa c'è accanto: si decide cosa lasciare agli altri, si trova il segno e il nome leggibile da tre metri, si fa il mockup in scala e lo si porta in bottega. Poi fronte, retro, capsula, i dati di legge, la prova colore e il file esecutivo per la tipografia.
Sì, i file aperti restano tuoi: se cambi tipografia, annata o formato non ricominci da capo, e la linea cresce con lo stesso segno. È la regola per chi produce poco e bene, e vuole una linea che si riconosca in cinque anni.
Non ancora. Portiamo Nuraghe Antigori, sei etichette con un quadrato d'oro; Nanumoru, ogni birra con il suo animale; SadiTappo per il vino che parte; Caseificio Deidda per il fresco che viaggia con il freddo.









































