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Packaging ed etichette a Bosa, per la Malvasia su uno scaffale lontano

L'arcata con il ritratto in bianco e nero di una donna che si applica la crema, il monogramma RC con il quadrifoglio e la scritta dal 1994, e la gamma su marmo dentro la cornice bianca
La Malvasia di Bosa è un vino raro che si compra in cantina e si beve a Amburgo, e l'etichetta che ha addosso è quasi sempre quella della tipografia: il castello, il ponte, il corsivo dorato, uguale a quella della cantina accanto. Su uno scaffale di un'altra città il nome della cantina sparisce dietro il nome del posto, e chi vuole ricomprarla non sa cosa cercare.
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Packaging ed etichette

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A Bosa l'etichetta ha un problema che il vino non ha: la Malvasia è rara e buona, e l'etichetta che le mettono addosso è quella di tutti. Il castello Malaspina, il ponte sul Temo, le case colorate, il corsivo dorato: dieci cantine della Planargia con la stessa cartolina, e chi ha bevuto una Malvasia sul fiume ad agosto, a novembre ad Amburgo non sa quale cercare. Il packaging qui serve a mettere il nome della cantina sopra il nome del posto, e a far ricomprare la bottiglia giusta.

Il nome della cantina, prima del castello

L'etichetta della Malvasia si disegna al contrario della cartolina: il nome della cantina in alto, con un carattere disegnato bene e un segno suo, non il castello; il tipo, secco o passito, e l'annata leggibili; sul retro tre righe che dicono la Planargia a chi non c'è mai stato, e un QR che apre la scheda del vino sul negozio online, in tedesco, per ricomprarla a Natale. Fronte, retro e capsula si disegnano insieme, con i dati di legge al posto giusto, e la prova colore si fa sulla bottiglia scura della Malvasia, dove l'oro e il nero si comportano diversamente che sullo schermo. Il sistema di etichette l'abbiamo disegnato per Cantine Nuraghe Antigori: sei referenze tenute insieme da un quadrato che cambia metallo con il vino, e sui rossi una carta blu notte che lascia continuare il vetro scuro, nel settore cantine e food.

Cosa costa un'etichetta a Bosa, e da cosa dipende

Dipende quasi sempre dalla gamma, non dalla tiratura. Qui si fanno poche bottiglie: con tirature corte la stampa digitale non chiede impianti e costa meno dell'offset, quindi il conto lo fa il disegno, e il disegno si paga una volta e serve tutte le annate che verranno. Il packaging design a Bosa parte perciò dalla domanda su quante referenze hai o avrai: una Malvasia secca, una passita, un olio, un miele si disegnano insieme con un impianto solo e costano molto meno di quattro etichette fatte in quattro momenti diversi da quattro persone diverse.

Spostano la cifra altre tre cose. La carta e il metallo: su una bottiglia scura una stampa a caldo si vede, una stampa a quattro colori sparisce, e la scelta va fatta con la prova in mano. La confezione: se serve l'astuccio o la scatola da tre c'è una fustella in più, con il suo esecutivo. E la gestione della stampa, se preferisci che la tipografia la seguiamo noi fino alla prima tiratura. La grafica delle etichette a Bosa non la vendiamo a listino: il preventivo online dà una cifra di partenza in sette passi, e quella scritta arriva dopo aver visto le bottiglie e il tuo stampatore.

Il filet, e i cartellini della Planargia

Per un laboratorio di filet l'astuccio è la cosa che resta dopo il regalo: si disegna con lo stesso segno del laboratorio, con la carta giusta e una riga che dice chi ha ricamato e in quante ore. È il lavoro fatto per Istedda Gioielli, un prodotto artigiano con marchio, scatola e profili che parlano la stessa lingua, nel retail. Il design delle confezioni della Planargia vale lo stesso ragionamento per l'olio, il miele e i dolci: il cartellino deve spiegarsi da solo su uno scaffale dove nessuno racconta — cosa, chi, da dove, in tre righe — con lo stesso segno su tutta la linea, come per Nanumoru, dove ogni birra ha il suo animale e la linea si riconosce da lontano.

Il calendario: per la cantina il packaging si disegna dopo la vendemmia, con l'etichetta pronta per l'annata nuova e per Natale; per il laboratorio d'inverno, con gli astucci pronti a Pasqua.

Cosa portiamo a Bosa

Nel borgo non abbiamo ancora un cliente, e lo diciamo: il lavoro che portiamo è quello fatto per chi ha lo stesso mestiere altrove. Per Nuraghe Antigori la gamma è di sei referenze su due formati di bottiglia, e sulle due ottagonali l'etichetta grande sparisce del tutto, perché il segno regge da solo sul vetro scuro: è esattamente la prova che serve a una Malvasia, che sta in una bottiglia scura e piccola. Il servizio packaging ed etichette è lo stesso ovunque: dal concept al file esecutivo per la tipografia, mockup in scala, prova colore, i file aperti che restano tuoi. Il marchio e il negozio online della Malvasia nascono nello stesso progetto.

Il preventivo online dà una cifra in sette passi; il mercato del borgo e della Planargia sta nella pagina Bosa.

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Domande frequenti.

Il nome della cantina, prima del castello: chi l'ha bevuta sul fiume deve ritrovarla per nome. Poi il tipo, secco o passito, l'annata, e un QR che porta al negozio online per ricomprarla a Natale. Fronte, retro e capsula si disegnano insieme, con la prova colore su una bottiglia scura, che cambia tutto.

L'astuccio del filet è quello che resta dopo il regalo, e si disegna con lo stesso segno del laboratorio; i cartellini dei prodotti della Planargia devono spiegarsi da soli su uno scaffale dove nessuno racconta. Un cartellino ha tre righe: cosa, chi, da dove.

Sì, ed è il caso più comune qui. Con tirature corte la stampa digitale costa meno dell'offset e non chiede impianti, quindi il peso del progetto sta nel disegno e nell'esecutivo, non nella macchina. Il disegno però si fa una volta sola e vale per le annate successive: i file aperti restano tuoi.

Sì, è lo stesso mercato: i vigneti della Malvasia stanno lì, e chi compra in cantina arriva da Bosa. Il primo incontro lo facciamo in cantina o in laboratorio, perché il prodotto va visto dov'è; il resto del progetto va avanti da remoto, con le revisioni concordate prima.

Non ancora nel borgo. Portiamo Nuraghe Antigori, sei etichette di vino tenute insieme da un quadrato d'oro; Nanumoru, ogni birra con il suo animale; Istedda Gioielli per un prodotto artigiano con la sua scatola.