Packaging ed etichette ad Alghero, per quello che parte in valigia

Le sei bottiglie Nanumoru in fila sul bancone, con il foglio strappato che racconta il Nanumoru vestito di scarlatto
Il Torbato, l'olio della Nurra, i dolci di mandorla, l'astuccio di un gioiello di corallo: ad Alghero il prodotto parte in valigia per Barcellona o Stoccarda, e mesi dopo, su un tavolo, deve farsi riconoscere e ricomprare. L'etichetta fatta in tipografia con il corallo e il corsivo lo fa sembrare un souvenir, e i souvenir non si ricomprano.
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Packaging ed etichette

Ad Alghero l'etichetta si giudica a Stoccarda. Il Torbato e il Vermentino della Nurra, l'olio, i dolci di mandorla, il pezzo di corallo nel suo astuccio partono in valigia con le famiglie catalane e tedesche di agosto, e mesi dopo stanno su un tavolo di Barcellona o su uno scaffale di Stoccarda, dove devono farsi riconoscere e, possibilmente, ricomprare. L'etichetta fatta in tipografia con il rametto di corallo, il blu del mare e il corsivo li fa sembrare un souvenir, e un souvenir si guarda una volta e non si ricompra.

Il nome, e il QR che porta al negozio

Un'etichetta della Riviera ha tre secondi e tre lavori: dire il nome del produttore, non solo «Alghero», che ce l'hanno tutti; farsi riconoscere a distanza di mesi, con un segno e un colore che restano; e portare chi la guarda al negozio online, con un QR che apre la scheda del prodotto nella lingua di chi legge, il catalano, il francese, il tedesco. Fronte, retro e capsula si disegnano insieme, con i dati di legge al posto giusto, il mockup in scala per vedere la bottiglia sul tavolo e non sullo schermo, la prova colore prima della tiratura. È il lavoro fatto per Cantine Nuraghe Antigori, sei vini con un segno solo che cambia solo il metallo, e per SadiTappo.Wine, nel settore cantine e food.

L'astuccio del corallo, accanto alle gioiellerie

Una bottega del corallo ha un confronto diverso: l'astuccio del pezzo sta accanto a quelli delle gioiellerie di Barcellona, e il cliente lo apre davanti a qualcuno. L'astuccio, il certificato del pezzo, il sacchetto e il biglietto si disegnano con lo stesso segno e la stessa carta, e sono la cosa che resta dopo che il regalo è stato aperto: è il lavoro fatto per Istedda Gioielli e Klug Gioielli, nel retail. Per un frantoio o una pasticceria vale la scatola che viaggia: la confezione da tre o da sei che regge il corriere e che si vede sul tavolo, come per Nanumoru, ogni birra con il suo animale.

Il calendario: il packaging si disegna d'inverno, con la tiratura pronta per Pasqua, quando le botteghe riaprono; per una cantina dopo la vendemmia, con l'etichetta sull'annata nuova.

Cosa portiamo ad Alghero

In città non abbiamo ancora un cliente, e lo diciamo. Il servizio packaging ed etichette è lo stesso ovunque: dal concept al file esecutivo per la tipografia, mockup in scala, prova colore, i file aperti che restano tuoi. Il marchio e il negozio online a cui il QR porta nascono nello stesso progetto.

Il preventivo online dà una cifra in sette passi; il mercato della Riviera sta nella pagina Alghero.

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Domande frequenti.

Tre cose in tre secondi: dire il nome, non solo «Alghero»; farsi riconoscere a distanza di mesi, sullo scaffale di casa di chi l'ha comprata; e portare chi la guarda al negozio online, con un QR che apre la scheda nella sua lingua. Fronte, retro e capsula si disegnano insieme, con la prova colore prima della tiratura.

Sì: l'astuccio di un pezzo di corallo sta accanto a quelli delle gioiellerie di Barcellona, e il confronto è quello. Per Istedda Gioielli marchio, scatola e profili parlano la stessa lingua; per una bottega del corallo l'astuccio è la cosa che resta dopo che il regalo è stato aperto.

Non in città. Portiamo il lavoro fatto per prodotti sardi che viaggiano: Nuraghe Antigori, sei etichette con un segno solo; Nanumoru, ogni birra con il suo animale; SadiTappo e Caseificio Deidda per il vino e il fresco che partono per posta.