Packaging ed etichette a Castelsardo, per il cestino che parte con chi passa
Packaging ed etichette
A Castelsardo il prodotto più famoso esce dalla bottega senza nome. Il cestino di palma nana e giunco, intrecciato a mano sotto il castello, lo compra in un pomeriggio chi arriva da Alghero, da Santa Teresa o da Sassari, e parte in un sacchetto qualsiasi. A dicembre, a Milano, la stessa persona vorrebbe regalarne un altro e non sa a chi scrivere: sul cestino non c'era niente, e il sacchetto è finito nella differenziata. Il packaging a Castelsardo serve prima di tutto a questo, a far viaggiare con l'oggetto il nome di chi lo ha fatto. Vale per l'intreccio, per il corallo, per l'aragosta in scatola e per i dolci che le botteghe della rocca vendono accanto.
Il cartellino, che è l'etichetta di un oggetto
Un oggetto fatto a mano non ha un fronte e un retro: ha un cartellino appeso. È un pezzo piccolo e fa quasi tutto il lavoro. Deve portare il segno del laboratorio, leggibile a un centimetro; il nome di chi intreccia; due righe sulla palma nana e sul giunco, per chi il cestino lo regala e deve saperlo raccontare; e un QR che apre il negozio online, dove quel pezzo o uno simile si può ricomprare. Le etichette dei prodotti artigianali di Castelsardo si disegnano così, su un cartoncino che regge il filo e l'umido di una valigia, con un foro che non si strappa.
C'è una tentazione da evitare: il castello, la Roccia dell'Elefante e il cestino stilizzato stanno già su tutti i cartellini del borgo. Per Casa Sardegna i simboli dell'isola non li abbiamo illustrati come fanno tutti: li abbiamo costruiti su una griglia quadrata, come un punto croce, e la shopper di carta con il cartellino e la sacca di stoffa con il nastro di simboli sono nate da lì. Anche un intreccio ha una sua griglia, e il segno di un laboratorio può partire da quella invece che dalla cartolina.
La scatola del regalo e quella del corriere
Il cestino pesa poco e non si rompe, ma si schiaccia. Il design delle confezioni a Castelsardo parte da due scatole diverse. La prima è quella che si porta via dalla bottega: una scatola o una shopper con il segno del laboratorio, che si tiene in mano sulla rocca e arriva a casa intera. La seconda è quella che parte per posta a Natale, con l'interno che tiene la forma del pezzo senza riempitivi e fuori il nome, perché chi la riceve la apre davanti a qualcuno. Per Istedda Gioielli le scatole bianche con i fiori sparsi, quelle gialle piene, la shopper e i cartellini parlano la stessa lingua del marchio: è la cura che serve a un oggetto artigiano, nel settore retail.
Per l'aragosta in scatola e per i dolci vale l'etichetta del food: il nome del produttore in alto, gli ingredienti e gli allergeni al loro posto, la data leggibile, e un retro che racconta il borgo in tre righe a chi lo apre lontano da qui.
Quanto costa il packaging design a Castelsardo
Il prezzo lo fanno i pezzi, non la dimensione del laboratorio. Un cartellino è un progetto piccolo; cartellino, shopper e scatola per la spedizione sono tre esecutivi, ognuno con la sua fustella e la sua carta. Conta poi la tiratura, che nel borgo è corta: qualche centinaio di cartellini si stampa in digitale, senza impianti, e si ristampa quando finisce. E conta se il segno del laboratorio esiste già: se non c'è, si disegna nello stesso progetto, perché è il pezzo che tiene insieme tutti gli altri.
La grafica delle etichette a Castelsardo non ha un listino pubblicato. Il preventivo online dà una cifra di partenza in sette passi, e quella scritta arriva dopo aver visto i pezzi e il banco. Si lavora d'autunno, per avere cartellini e scatole pronti prima di Natale e poi di Pasqua, quando sulla rocca ricominciano le visite.
Cosa portiamo a Castelsardo
Nel borgo non abbiamo ancora un cliente, e lo diciamo. Portiamo Istedda Gioielli, con le scatole, i cartellini e i biglietti con il QR di un marchio che vende oggetti fatti a mano; Casa Sardegna, con i simboli dell'isola ricostruiti su una griglia; e Klug, dove un monogramma in otto varianti fa da etichetta e da timbro quando il nome non ci sta.
Il servizio packaging ed etichette va dal segno all'ultima tiratura; per l'aragosta, i dolci e il food c'è la progettazione etichette. Il borgo e il suo pomeriggio sono raccontati nella pagina Castelsardo; le cantine e i frantoi del Sassarese nel packaging a Sassari.
Domande frequenti.
Chi lo ha fatto e dove, con il segno del laboratorio; di cosa è fatto, palma nana e giunco; e come ritrovarlo, con un QR che apre il negozio online. È un pezzo piccolo, quindi la gerarchia si decide al millimetro, e si prova appeso al pezzo vero, non a monitor.
Sì, per due motivi: il cestino si schiaccia in valigia, e la scatola è la prima cosa che vede chi riceve il regalo. Ne servono due: una che si porta via dalla bottega, e una per la spedizione di Natale, con l'interno che tiene la forma del pezzo.
Lo decidono i pezzi, cartellino, shopper, scatola, e il segno del laboratorio, se va disegnato. Le tirature qui sono corte e si stampano in digitale, senza impianti. Il configuratore online dà una cifra di partenza in sette passi.
Non ancora nel borgo. Portiamo Istedda Gioielli, un marchio di oggetti fatti a mano con scatole, cartellini e shopper disegnati insieme; Casa Sardegna, con la shopper di carta e il cartellino; Klug, con un monogramma che fa da etichetta quando il nome non ci sta.
Sì: le etichette dei prodotti dell'Anglona hanno lo stesso problema del borgo. Il primo incontro lo facciamo in laboratorio, perché il pezzo va visto e toccato; poi si procede da remoto, con le prove di stampa spedite.























































































































