Packaging ed etichette a Golfo Aranci, per la confezione che sale sulla nave
Packaging ed etichette
Il packaging a Golfo Aranci ha una prova che altrove non c'è: la nave. Golfo Aranci ha poco meno di duemilaquattrocento residenti e un porto da cui passano circa un milione di passeggeri l'anno; chi compra qualcosa in paese, una bottiglia di vermentino di Gallura, un vasetto di bottarga, un mirto, un formaggio, spesso lo carica in macchina e se ne va con la nave della sera. La confezione deve reggere ore di bagagliaio e una traversata, e poi deve fare un'altra cosa, più difficile: ricordare al cliente, a casa, da dove arriva quel prodotto e come ricomprarlo.
Il viaggio prima dello scaffale
Un produttore di Gallura che vende ai passeggeri non pensa prima allo scaffale. Pensa a una bottiglia che non deve rompersi su una rampa di imbarco, a un'etichetta che non deve staccarsi con la condensa del frigorifero portatile, a una scatola che si mette fra le valigie senza schiacciarsi. Il packaging design a Golfo Aranci parte da lì: materiali, misure, chiusure, e solo dopo il disegno.
Poi viene la parte che si vede. Sulla mensola di un negozio del porto ci sono venti bottiglie di mirto, e chi ha mezz'ora prima dell'imbarco ne prende una. Prende quella che si capisce: cosa c'è dentro, da dove viene, quanto pesa, come si regala. La grafica delle etichette a Golfo Aranci deve dire queste cose in tre secondi, in italiano e in inglese, e lasciare a chi compra la sensazione di aver portato via un pezzo del posto, non un souvenir uguale a quelli dell'aeroporto.
Il nome che resta in cucina
L'etichetta lavora anche dopo. Il cliente torna a Torino, finisce la bottarga in due settimane, e la vuole ancora. Se sull'etichetta c'è il nome della bottega in modo leggibile, e l'indirizzo del sito o un codice, la ricompra da te. Se c'è solo «prodotto tipico sardo», la ricompra al supermercato. Per questo le etichette dei prodotti a Golfo Aranci che disegniamo portano sempre una strada per tornare: il nome, il sito, il negozio online se c'è.
Lo stesso vale per le confezioni regalo di prodotti sardi a Golfo Aranci: la cassetta con tre barattoli e una bottiglia che un albergo regala agli ospiti, il pacco che una famiglia porta ai parenti al rientro, la scatola che un ristorante di pesce vende alla cassa. Sono oggetti che girano e che si aprono davanti ad altre persone. Il design delle confezioni, qui, è pubblicità che il cliente si porta a casa da solo.
I casi del portfolio sono di prodotti sardi che viaggiano: le etichette di Cantine Antigori, la linea di Nanumoru, birrificio, le confezioni di Istedda Gioielli e di Rosella Corda, cosmesi. Il settore più vicino è cantine e food.
Quanto costa il packaging a Golfo Aranci
Il prezzo lo fanno le referenze e i pezzi. Un'etichetta con fronte e retro per un prodotto è il lavoro più piccolo; una linea di cinque o sei prodotti con un sistema comune costa di più, ma ogni referenza nuova poi costa poco. Una scatola regalo con la fustella è un progetto a sé. La stampa la fa una tipografia, e noi seguiamo la prova colore prima della tiratura, perché un blu sbagliato su mille etichette non si corregge.
Il momento giusto è l'inverno: le etichette nuove vanno in stampa a marzo per essere sugli scaffali quando ripartono le linee estive. Il primo incontro lo facciamo da te, in bottega o in laboratorio, con i prodotti in mano.
Cosa portiamo a Golfo Aranci
A Golfo Aranci non abbiamo ancora un progetto, e lo scriviamo. Portiamo il servizio packaging e quello delle etichette: ricerca sullo scaffale vero, due o tre strade, file di stampa controllati, prova colore seguita. Se il marchio va rifatto prima, c'è il branding; se il prodotto si vende anche online, c'è l'e-commerce.
Il mercato del paese sta nella pagina Golfo Aranci. Il preventivo online dà la cifra in sette passi.
Domande frequenti.
Uno che regga il viaggio e che porti un nome. Una scatola che protegge la bottiglia in macchina, un'etichetta che resiste al frigo, una shopper che si riusa. E su ognuno l'indirizzo per ricomprare, perché il cliente il prodotto lo finisce a casa.
Non sempre. Se il marchio c'è e regge, lo portiamo sull'etichetta e sulla confezione. Se manca, o se è un disegno fatto in fretta anni fa, conviene rifarlo prima: un'etichetta non può essere più chiara del segno che porta.
Dipende da quante referenze e da quali pezzi: un'etichetta con fronte e retro, una linea di cinque prodotti, una scatola regalo. La stampa la fa una tipografia, e noi seguiamo la prova colore. Il preventivo online dà la cifra del progetto in sette passi.
Non ancora nel comune. Le etichette e le confezioni del portfolio sono per Cantine Antigori, per il birrificio Nanumoru, per Istedda Gioielli e per Rosella Corda: prodotti sardi che viaggiano.
Sì. Un ristorante di pesce che vende il sugo, la bottarga o il dolce da portare via ha bisogno di una confezione come una bottega. Anche la vaschetta dell'asporto, se porta un nome, si ricorda.























































































































