Dal nostro blog
Quanto costa davvero un sito web professionale nel 2027
Cercare quanto costa un sito web nel 2027 sembra una domanda che si risolve con un numero. In realtà è una delle più facili a cui rispondere male. In rete si trovano offerte da poche centinaia di euro, preventivi da qualche migliaio e progetti che superano facilmente quelle cifre, e tutti si chiamano «sito web». Il problema è che spesso non vendono la stessa cosa.
Una landing di quattro sezioni costruita su un template, con i testi forniti dal cliente, non si confronta con un sito aziendale multilingua progettato da zero. Il sito di un hotel che deve gestire booking, lingue e campagne non si confronta con quello di un professionista a cui bastano cinque pagine e un form, e un e-commerce con centinaia di prodotti è ancora un altro progetto.
Per questo, prima del prezzo, serve capire che cosa stai comprando. Il numero da solo dice poco; il perimetro che gli sta attorno dice quasi tutto. Noi partiamo da lì.
Quanto costa un sito web nel 2027: le fasce
Per orientarsi, queste sono fasce indicative di mercato: non sono il listino di Studio JEM e non sono una promessa di preventivo.
| Tipo di progetto | Fascia indicativa | Cosa cambia |
|---|---|---|
| Sito fai-da-te / template | 0–1.000 € | Il costo economico è basso, il lavoro ricade su chi lo costruisce |
| Landing page professionale | 800–2.500 € | Testi, design, tracciamento e qualità della campagna |
| Sito aziendale | 1.500–5.000 € | Architettura, contenuti, design, SEO, CMS e numero di layout |
| Sito multilingua / booking | 3.000–10.000 €+ | Lingue, flussi di prenotazione, automazioni e integrazioni |
| E-commerce | 3.000–15.000 €+ | Catalogo, pagamenti, spedizioni, gestionali e schede prodotto |
| Prodotto web su misura | 6.000–30.000 €+ | Backend, account, dashboard, API e manutenzione |
Le cifre servono a capire l'ordine di grandezza, non a decidere se un preventivo è corretto. Un sito aziendale da 2.000 euro può essere un ottimo acquisto se contiene esattamente ciò che serve. Uno da 8.000 può essere economico se sostituisce processi manuali, booking esterni o software in abbonamento. Uno da 900 è denaro sprecato se dopo sei mesi va rifatto.
Il costo giusto è quello che ha una relazione comprensibile con il problema da risolvere. Il resto dell'articolo spiega da dove viene quella relazione, voce per voce.
Architettura e design: paghi le decisioni, non le pagine
Il numero di pagine è una voce utile, ma viene usato troppo spesso come se fosse la misura principale. Dieci pagine possono essere dieci copie dello stesso template con titolo e fotografia diversi. Oppure dieci pagine costruite su dieci ricerche diverse, ognuna con struttura, testi, call to action, dati strutturati e collegamenti interni propri. Nel secondo caso il lavoro è molto più grande, anche se il contatore dice sempre dieci.
La prima parte di un progetto serio è quindi l'architettura: capire chi arriva, cosa cerca, quale pagina deve trovare e quale azione deve compiere. È il motivo per cui nella nostra realizzazione di siti web decidiamo parole chiave e struttura prima del design. Se la SEO arriva alla fine, quando URL e gerarchia sono già decisi, si finisce a correggere scelte che costava meno fare bene all'inizio.
Per un'azienda locale il ragionamento include la geografia. Una pagina sul servizio e una pagina per chi lo cerca in una città non sono duplicati, purché rispondano a intenti diversi con contenuti diversi. È il principio del nostro cluster Sardegna: ogni pagina parte dal mercato reale di quell'area, non dal nome del comune cambiato.
Poi c'è il design. Due siti possono usare entrambi WordPress e costare in modo molto diverso, perché il CMS non decide il livello del progetto: lo decide quanta parte è presa già pronta e quanta è progettata. Un tema preconfezionato porta con sé griglie, componenti e comportamenti responsive, e per un progetto semplice è una scelta intelligente. Il problema nasce quando è l'azienda a doversi adattare al tema: si tolgono sezioni perché «non ci stanno», si accorcia un servizio perché la card prevede tre righe, si sceglie una foto perché ha il formato della demo.
Un progetto su misura fa il percorso opposto. Prima vengono contenuti, gerarchia e obiettivi, poi l'interfaccia che li serve: wireframe, tipografia, spaziature, componenti, stati interattivi, comportamento su ogni schermo. Sono decisioni che in un preventivo finiscono tutte sotto la parola «grafica». Se anche l'identità dell'azienda è debole, il lavoro parte ancora prima; ne abbiamo scritto in brand identity: oltre il logo.
I testi: la voce che sparisce dai preventivi
«I testi li manda il cliente» sembra un modo semplice per risparmiare, e a volte lo è: se l'azienda ha già testi aggiornati, fotografie corrette e qualcuno che sa produrre materiale, non c'è motivo di rifare tutto. Molto più spesso succede il contrario. Il design è pronto e mancano i testi; arrivano paragrafi presi dalla vecchia brochure, descrizioni scritte da persone diverse, foto in formati incompatibili, servizi che sul vecchio sito non avevano una pagina.
Il costo non sparisce, si sposta: qualcuno dovrà comunque leggere, ordinare, riscrivere, ritagliare e decidere. Per questo un preventivo dovrebbe dire chiaramente se include:
- analisi e architettura dei contenuti;
- scrittura dei testi delle pagine;
- ottimizzazione SEO dei testi;
- selezione e trattamento delle immagini;
- traduzioni o adattamento nelle altre lingue;
- inserimento dei contenuti nel CMS.
Una pagina vuota dentro un CMS costa poco. Una pagina che deve portare una richiesta costa di più, perché contiene lavoro editoriale e non solo HTML.
Nel sito de La Sartoria del Gusto il contenuto non è una serie di pagine istituzionali: menu digitale, carta dei vini, abbinamenti, recensioni e prenotazione diretta fanno parte del prodotto. Togliere quelle funzioni abbasserebbe il prezzo, e con lui il valore del sito per il ristorante.
Cosa vuol dire «SEO inclusa»
Dietro quella frase ci sono due lavori diversi. Il primo è la SEO tecnica necessaria per pubblicare un sito correttamente, e per noi fa parte del progetto: URL leggibili, title e meta description, un solo H1, gerarchia dei titoli, canonical, sitemap, robots, dati strutturati, redirect delle vecchie pagine, immagini ottimizzate e prestazioni controllate.
Il secondo è il lavoro continuativo: analisi delle ricerche, nuovi contenuti, link interni, pagine locali, monitoraggio in Search Console, interventi sulle pagine che guadagnano impression ma non clic. Il primo evita di lanciare un sito tecnicamente zoppo; il secondo fa crescere nel tempo i contatti che arrivano da Google.
Quando un preventivo dice «SEO compresa», chiedi che cosa significa esattamente. Se vuol dire installare un plugin e lasciare i campi vuoti, vale quasi zero. Se vuol dire progettare struttura e metadata pagina per pagina, migrare gli URL e verificare l'indicizzazione, dentro c'è lavoro reale. Per questo teniamo il servizio di SEO e posizionamento su Google separato dalla realizzazione del sito: la base tecnica deve esserci al lancio, la crescita è un processo che continua.
Più lingue, più lavoro
Per molte aziende sarde il multilingua non è un extra cosmetico. Un hotel in Gallura, un ristorante a Olbia, un charter o una struttura sanitaria in una località turistica parlano con persone che arrivano da mercati diversi, e una pagina tradotta al volo dal browser non è un sito multilingua. Farlo bene richiede URL distinti per lingua, metadata e hreflang, e una navigazione che resta sulla stessa pagina quando si cambia lingua.
Poi c'è la parte editoriale. La versione inglese non dovrebbe essere la copia parola per parola dell'italiano, se il pubblico cerca e decide in modo diverso. È più lavoro, ed è giusto che il preventivo lo mostri.
Medica Palau lavora con pazienti residenti e turisti, e il sito è in otto lingue. Lì il multilingua non è una riga in fondo al preventivo: fa parte dell'architettura, insieme alle tredici specializzazioni e al percorso di prenotazione. Per questo la domanda «quanto costa aggiungere l'inglese?» ha senso solo dopo aver capito quante pagine esistono, chi prepara i testi e quali contenuti vanno adattati. Ne parliamo per esteso in sito in più lingue.
Booking, form e integrazioni
Un form con nome, email e messaggio richiede poco lavoro. Un sistema che capisce quale servizio interessa, mostra campi diversi, manda la richiesta alla persona giusta, salva il dato, genera una conferma e traccia la conversione è già una piccola applicazione.
Lo stesso vale per la «prenotazione online». Può essere un pulsante che apre un servizio esterno, oppure disponibilità in tempo reale, calendario, pagamento, conferme, promemoria e area riservata. Nel primo caso il sito collega un sistema, nel secondo ne diventa una parte.
Per questo chiediamo sempre quali sistemi esistono già: gestionale, booking engine, CRM, newsletter, pagamenti, calendario, magazzino. Collegarsi a qualcosa che offre API documentate è diverso dal costruire l'integrazione con un software chiuso, e sostituire un processo manuale è diverso dall'aggiungere una pagina. Il preventivo cambia perché cambia il software che c'è dietro; quando il processo da togliere è ripetitivo, entra in gioco il lavoro di AI e automazioni.
WordPress, Next.js o Shopify: quanto pesa la tecnologia
Meno di quanto sembri nelle discussioni online, almeno all'inizio: lo stack è una conseguenza, non un punto di partenza. WordPress è spesso la scelta giusta quando serve un CMS familiare, il cliente aggiorna molte pagine e plugin affidabili coprono bene le funzioni richieste. Next.js e React hanno senso quando contano prestazioni, interfacce personalizzate, integrazioni e controllo sul prodotto. Shopify risolve molto bene certi e-commerce, perché sposta dentro un servizio gestito una parte della complessità: checkout, infrastruttura, aggiornamenti.
Il prezzo non dovrebbe crescere perché nel preventivo compare una tecnologia dal nome più moderno. Dovrebbe crescere quando quella scelta comporta più progettazione, sviluppo o manutenzione e produce un vantaggio concreto. L'errore che vediamo più spesso è scegliere prima lo stack e poi farci stare dentro il progetto; il confronto completo è in WordPress o sito su misura.
Velocità e migrazione: il lavoro che non si vede
Un sito può essere perfetto su una connessione in fibra e snervante su uno smartphone in 4G. Immagini enormi, font caricati male, animazioni non controllate, script di tracciamento duplicati e plugin accumulati sembrano innocui uno per uno, e insieme fanno una pagina pesante. Google misura l'esperienza reale anche con i Core Web Vitals, ma la ragione più semplice per curarli è un'altra: nessuno aspetta volentieri una pagina che sembra bloccata.
Nel costo di un progetto serio dovrebbero entrare almeno l'ottimizzazione delle immagini, il caricamento dei font, il controllo del JavaScript e le verifiche da mobile. Non è una rifinitura da fare la sera prima del lancio; come misurarla lo spieghiamo nella guida al test di velocità di un sito web.
Quando si rifà un sito già online, poi, una parte del lavoro non compare nel nuovo design. Bisogna capire quali URL esistono, quali ricevono traffico o link da altri siti, quali restano e quali si accorpano, e costruire i redirect. Saltare questa fase è il modo più rapido per trasformare un restyling in una perdita di visibilità: Google continua a chiedere pagine che non esistono più, i link esterni finiscono su un 404, pagine che avevano accumulato segnali per anni ripartono da zero.
Per questo rifare un sito di cinque pagine può costare più che crearne uno nuovo di otto. Il nuovo ne ha otto; il vecchio ne aveva magari cento indicizzate, anche se nessuno le vedeva nel menu.
Il sito economico che costa due volte
Il prezzo più basso è una scelta razionale quando il progetto è davvero semplice. Diventa un problema quando serve a comprare qualcosa che semplice non è, e i segnali arrivano presto:
- non puoi modificare una sezione senza chiamare chi l'ha costruita;
- il sito funziona sul desktop ma male dal telefono;
- tutte le pagine hanno lo stesso title;
- non sai chi possiede dominio, hosting o account di analytics;
- per aggiungere una lingua bisogna duplicare tutto a mano;
- il form manda email, ma nessuno misura quante;
- aggiornare un plugin rompe una sezione;
- se cambi fornitore non sai cosa puoi portarti via.
In questi casi il costo reale è il primo preventivo più il secondo. A un sito non chiediamo di durare per sempre, perché tecnologia, azienda e contenuti cambiano. Gli chiediamo di non nascere con un debito che obbliga a ricominciare da capo; quando conviene rifarlo lo abbiamo spiegato in quando rifare un sito web.
Su alcune voci si può risparmiare senza sabotare il progetto: partire con meno pagine e aggiungerle dopo, usare un CMS esistente, rimandare un'area riservata se oggi il processo funziona via email, riutilizzare fotografie valide, lanciare in una lingua sola se il mercato principale è uno. Altri tagli presentano il conto più avanti: saltare la migrazione SEO, pubblicare senza analytics, comprare un tema pesante per usarne il dieci per cento, pensare al mobile alla fine, aprire un e-commerce senza aver deciso spedizioni, resi e pagamenti. Il budget non va distribuito in modo uniforme: va messo dove cambia il risultato.
Quanto costa un sito web in Sardegna
Il mercato non cambia attraversando il Tirreno, ma cambiano i problemi che incontriamo più spesso. In Sardegna turismo, ospitalità, ristorazione, nautica e servizi locali rendono frequenti alcune richieste: più lingue, prenotazione diretta, stagionalità, campagne concentrate in pochi mesi, schede Google importanti, utenti che cercano quasi sempre da smartphone. A Olbia la stessa attività deve spesso parlare al residente di febbraio e al turista straniero di agosto; a Cagliari il mercato è più continuo durante l'anno e, per molte ricerche locali, molto più affollato.
Questo incide sulla strategia, non sul tariffario: non esiste un «prezzo Sardegna» del sito, esiste un progetto che deve rispondere a un mercato preciso. Per un hotel la domanda giusta non è solo quanto costa il sito, ma quanto costa continuare a lasciare ai portali prenotazioni che potrebbero arrivare in diretta. Ne abbiamo scritto nell'approfondimento sulle prenotazioni dirette contro i portali e nella pagina su hotel e resort.
Per un ristorante il punto può essere il menu, per un'officina la chiamata immediata, per una struttura sanitaria arrivare alla prestazione giusta senza perdersi in una navigazione generica.
Per CDA Servizi Auto la funzione più importante non era un'animazione: era permettere a chi è fermo in strada di chiamare subito. Il valore di un sito dipende dal lavoro che deve fare, non dal numero di effetti che contiene.
Dopo il lancio: i costi ricorrenti
Un preventivo che parla solo della realizzazione è incompleto. Dopo la pubblicazione ci sono costi ricorrenti, alcuni obbligatori e altri legati alla tecnologia scelta:
- Dominio. Costa poco, ma deve essere intestato al cliente e accessibile a lui.
- Hosting. Va da un piano condiviso economico a infrastrutture più complesse; il prezzo dipende da traffico, stack, database, backup e livello di servizio.
- Licenze. Plugin premium, font commerciali, email, gestione dei cookie, booking engine e CRM possono avere canoni propri.
- Manutenzione. Aggiornamenti, backup, sicurezza, monitoraggio e piccoli interventi non sono la stessa cosa dell'hosting.
- Contenuti e SEO. Un sito resta online anche senza contenuti nuovi, ma per crescere su Google servono lavoro editoriale e analisi.
Un preventivo corretto tiene separate queste voci, e separa anche ciò che è indispensabile da ciò che è una scelta. Devi sapere quale cifra serve per tenere acceso il progetto e quale serve per farlo crescere.
Come confrontare due preventivi per un sito web
Mettili affiancati e cerca queste risposte prima di guardare il totale:
- Chi scrive i testi? Se uno li include e l'altro no, non è lo stesso servizio.
- Il design è originale o parte da un tema? Entrambe le strade possono andare bene, ma costano diverso.
- Quanti layout vengono progettati davvero? «20 pagine» può voler dire tre template riusati o venti schermate diverse.
- Cosa comprende la SEO? Metadata, redirect, Search Console, dati strutturati, analisi delle parole chiave.
- Chi prepara le immagini? Il cliente, un fotografo, lo studio, una banca immagini.
- Chi traduce e chi inserisce le lingue? Una lingua in più è testo, metadata e pagine da inserire.
- Ci sono integrazioni? Booking, CRM, pagamenti, newsletter, gestionale, API.
- Chi possiede gli account? Dominio, hosting, repository, analytics, Search Console.
- Cosa succede dopo il lancio? Formazione, manutenzione, garanzia sui bug, ore incluse.
- Come si misura il risultato? Analytics, conversioni, eventi, contatti, chiamate.
Un buon preventivo deve far capire tre cose senza una telefonata di traduzione: cosa viene fatto, cosa non viene fatto e cosa succede se il perimetro cambia. Non serve un capitolato di quaranta pagine, serve togliere le ambiguità. Se i testi sono inclusi deve esserci scritto; se le foto le fornisce il cliente, pure; se una lingua in più costa a parte, o l'e-commerce comprende cinquanta prodotti e gli altri li carica il cliente, anche.
La trasparenza non rende un progetto più economico: lo rende confrontabile. È anche il modo più semplice per capire cosa include un preventivo per un sito web e cosa lascia fuori.
Quindi, quanto costa davvero un sito nel 2027?
Abbastanza da pagare il lavoro che serve, non abbastanza da pagare lavoro che non serve. È una risposta meno comoda di una tabella, ma è quella che evita più errori. Per un progetto piccolo, con contenuti pronti e poche funzioni, il costo resta contenuto. Quando entrano strategia, testi, design originale, SEO, più lingue, booking, e-commerce o integrazioni, il prezzo cresce perché cresce il lavoro.
Dal 2018 lavoriamo su progetti molto diversi — ristoranti, hotel, poliambulatori, officine, prodotti digitali, e-commerce — e il metodo resta lo stesso: prima il problema, poi l'architettura, poi il design, infine la tecnologia. Anche i tempi seguono il perimetro; li trovi in quanto tempo ci vuole per fare un sito web.
Per chiedere un preventivo non serve un brief perfetto. Bastano alcune risposte: cosa deve ottenere il sito (richieste, prenotazioni, vendite, visite in negozio), chi lo userà, se esiste già un sito e quali parti funzionano, quante lingue servono davvero, chi produce testi e fotografie, quali sistemi vanno collegati, entro quando deve essere online.
Sono domande più utili di «quante pagine vuoi?», ed è da lì che parte il nostro configuratore preventivo. Non restituisce un prezzo automatico: raccoglie il perimetro, perché un numero generato senza capire il progetto sarebbe solo un modo elegante per indovinare. Raccontaci il progetto e ti rispondiamo con perimetro, tempi e costi riferiti a quello che serve.
Le domande che restano.
Non esiste una cifra unica. Una landing essenziale, un sito aziendale, un progetto multilingua con booking e un e-commerce richiedono quantità di lavoro molto diverse. Nel mercato italiano le offerte pubbliche spaziano da poche centinaia di euro per soluzioni basate su template a diverse migliaia per progetti progettati e sviluppati su misura. Il confronto corretto va fatto sul perimetro incluso, non sul numero finale.
Per un sito aziendale professionale il prezzo dipende soprattutto da strategia, copy, design, numero di template realmente diversi, SEO, lingue e integrazioni. Cinque pagine scritte, progettate e ottimizzate una per una sono un lavoro diverso da dieci pagine riempite dentro un tema già pronto.
Dipende dal progetto. WordPress è utile quando l'autonomia editoriale e un ecosistema di plugin affidabili risolvono bene il problema. Next.js e React hanno senso quando servono prestazioni, interfacce più complesse, integrazioni o maggiore controllo sul prodotto. Lo stack non dovrebbe essere scelto per moda.
In un progetto serio la SEO tecnica di base deve nascere insieme al sito: struttura URL, title, meta description, heading, sitemap, canonical, dati strutturati e performance. Una strategia SEO continuativa è invece un lavoro successivo, fatto di contenuti, analisi e ottimizzazione.
Dominio, hosting, manutenzione, licenze e servizi esterni sono costi distinti dalla realizzazione. Cambiano molto in base allo stack e alle funzioni. Un preventivo corretto li separa dal costo iniziale e specifica quali sono obbligatori e quali opzionali.
Può essere sufficiente per un progetto molto piccolo con perimetro ridotto, contenuti già pronti e poche personalizzazioni. Diventa improbabile quando nello stesso importo devono entrare strategia, copy, design originale, SEO, più lingue, integrazioni, test e assistenza.
Confronta cosa viene consegnato: architettura, numero di layout, produzione dei testi, lingue, SEO, analytics, migrazione, redirect, integrazioni, formazione, proprietà degli accessi e assistenza. Due preventivi con lo stesso totale possono contenere lavori completamente diversi.















































