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Quanto costa davvero un sito web professionale nel 2027

Pubblicato 24 settembre 2026 · 19 min di lettura

siti webpreventiviseo2027

Cercare quanto costa un sito web nel 2027 sembra una domanda da risolvere con un numero. È invece una delle domande più facili da rispondere male.

Si trovano offerte da poche centinaia di euro, preventivi da qualche migliaio e progetti che superano facilmente quelle cifre. Tutti vengono chiamati «sito web». Il problema è che spesso non stanno vendendo la stessa cosa.

Una landing di quattro sezioni costruita su un template, con testi già forniti dal cliente, non è confrontabile con un sito aziendale multilingua progettato da zero. Un sito per un hotel che deve gestire booking, lingue, contenuti e campagne non è confrontabile con il sito di un professionista che ha bisogno di cinque pagine e un form. Un e-commerce con centinaia di prodotti è ancora un altro progetto.

Per questo, prima del prezzo, serve capire che cosa stai comprando.

Le guide italiane pubblicate nel 2026 mostrano già quanto sia ampio il mercato: le fasce dichiarate partono da poche centinaia di euro per soluzioni essenziali e arrivano a diverse migliaia per siti aziendali e progetti custom. Il numero da solo dice poco. Dice molto di più il perimetro che gli sta attorno.

Noi preferiamo partire da lì.

La risposta breve: quanto costa un sito web nel 2027

Per orientarsi, queste sono fasce indicative di mercato, non il listino di Studio JEM e non una promessa di preventivo.

| Tipo di progetto | Fascia indicativa | Cosa cambia davvero | | --- | ---: | --- | | Sito fai-da-te / template | 0–1.000 € | Il costo economico è basso, il lavoro ricade soprattutto su chi lo costruisce | | Landing page professionale | 800–2.500 € | Copy, design, tracciamento e qualità della campagna cambiano il perimetro | | Sito aziendale | 1.500–5.000 € | Architettura, contenuti, design, SEO, CMS e numero di layout | | Sito multilingua / booking | 3.000–10.000 €+ | Lingue, flussi di prenotazione, automazioni e integrazioni | | E-commerce | 3.000–15.000 €+ | Catalogo, pagamenti, spedizioni, gestionali e schede prodotto | | Prodotto web custom | 6.000–30.000 €+ | Backend, account, dashboard, API, logiche proprietarie e manutenzione |

Le cifre servono solo a capire l'ordine di grandezza. Non servono a decidere se un preventivo è corretto.

Un sito aziendale da 2.000 euro può essere un ottimo acquisto se contiene esattamente ciò che serve. Un sito da 8.000 può essere economico se sostituisce processi manuali, booking esterni o software in abbonamento. E un sito da 900 può essere denaro sprecato se dopo sei mesi deve essere rifatto.

Il costo corretto è quello che ha una relazione comprensibile con il problema da risolvere.

Prima voce: non paghi le pagine, paghi le decisioni

La voce «numero di pagine» è utile, ma viene usata troppo spesso come se fosse la misura principale.

Non lo è.

Dieci pagine possono essere dieci copie dello stesso template con titolo e fotografia differenti. Oppure possono essere dieci pagine costruite attorno a dieci intenzioni di ricerca differenti, ognuna con struttura, copy, call to action, schema dati e collegamenti interni propri.

Nel secondo caso il lavoro è molto più grande anche se il contatore dice sempre dieci.

La prima parte di un progetto serio è quindi l'architettura: capire chi arriva, cosa cerca, quale pagina deve trovare e quale azione deve compiere.

È il motivo per cui nella nostra realizzazione di siti web decidiamo le parole chiave e la struttura prima del design. Se la SEO viene aggiunta alla fine, quando URL e gerarchia sono già decisi, si finisce spesso per correggere decisioni che costava meno prendere bene all'inizio.

Per un'azienda locale il ragionamento può includere anche la geografia. Una pagina generale sul servizio e una pagina che risponde a chi cerca quel servizio in una città non sono automaticamente duplicati: devono però avere intenti e contenuti realmente differenti. È il principio che usiamo nel cluster Sardegna, con pagine costruite sul mercato reale di ogni area e non cambiando soltanto il nome del comune.

Il design: un tema comprato e un progetto su misura non hanno lo stesso costo

Due siti possono usare entrambi WordPress e avere costi completamente diversi.

Il CMS non decide il livello del progetto. Lo decide quanta parte viene presa già pronta e quanta viene progettata.

Un tema preconfezionato riduce molto il lavoro iniziale: griglie, componenti, spaziature, animazioni e comportamenti responsive esistono già. Se il progetto è semplice, questa può essere una scelta intelligente.

Il problema nasce quando il business deve adattarsi al tema.

Si tolgono sezioni perché «qui non ci stanno». Si accorcia un servizio perché la card prevede tre righe. Si sceglie una fotografia solo perché ha il formato della demo. A quel punto non è più il sito a rappresentare l'azienda: è l'azienda che cerca di assomigliare al template.

Un progetto custom fa il percorso opposto. Prima vengono contenuti, gerarchia e obiettivi. Poi si costruisce l'interfaccia che li serve.

Questa parte comprende wireframe, tipografia, sistema di spaziature, componenti, stati interattivi, responsive e tutte quelle decisioni che non si vedono in una voce chiamata semplicemente «grafica».

Se anche l'identità dell'azienda è debole o incoerente, il lavoro può partire ancora prima. Ne abbiamo scritto in brand identity: oltre il logo: un sito ben progettato non può compensare all'infinito un sistema visivo che non ha regole.

I contenuti: la voce che sparisce dai preventivi e poi blocca il progetto

«I testi li manda il cliente» sembra un modo semplice per risparmiare.

A volte lo è. Se l'azienda ha già copy aggiornato, fotografie corrette, schede tecniche ordinate e qualcuno interno che sa produrre materiale, non c'è motivo di rifare tutto.

Molto più spesso succede il contrario.

Il design è pronto e mancano i testi. Arrivano paragrafi presi dalla vecchia brochure, descrizioni scritte da persone diverse, fotografie con formati incompatibili e servizi che sul sito precedente non avevano una pagina propria.

Il costo non sparisce. Si sposta.

Qualcuno dovrà comunque leggere, ordinare, riscrivere, ritagliare, correggere e decidere.

Per questo un preventivo dovrebbe dire chiaramente se include:

  • analisi e architettura dei contenuti;
  • copy delle pagine;
  • ottimizzazione SEO dei testi;
  • selezione e trattamento delle immagini;
  • traduzioni o adattamento multilingua;
  • inserimento dei contenuti nel CMS.

Una pagina vuota dentro un CMS costa poco. Una pagina che deve portare una richiesta costa di più perché contiene lavoro editoriale, non solo HTML.

Menu digitale e carta dei vini del sito La Sartoria del Gusto, esempio di contenuto progettato per un ristorante

Nel sito de La Sartoria del Gusto, per esempio, il contenuto non è una serie di pagine istituzionali generiche: menu digitale, carta dei vini, abbinamenti, recensioni e prenotazione diretta fanno parte del prodotto. Togliere quelle funzioni abbasserebbe il prezzo. Abbasserebbe anche il valore del sito per il ristorante.

SEO: quella tecnica deve nascere insieme al sito

Ci sono due significati diversi dietro la frase «SEO inclusa».

Il primo è la SEO tecnica e on-page necessaria a pubblicare un sito correttamente. Per noi dovrebbe essere parte del progetto: URL leggibili, title e meta description, un solo H1 dove serve, gerarchia H2 e H3, canonical, sitemap, robots, dati strutturati, redirect delle vecchie pagine, immagini ottimizzate e performance controllate.

Il secondo è un lavoro SEO continuativo: analisi delle query, nuovi contenuti, aggiornamenti, link interni, pagine locali, monitoraggio in Search Console, interventi su pagine che guadagnano impression ma non click.

Sono due lavori differenti.

Il primo evita di lanciare un sito tecnicamente zoppo. Il secondo serve a far crescere nel tempo una parte dell'acquisizione organica.

Quando confronti due preventivi e uno dice «SEO compresa», chiedi quindi che cosa significa esattamente.

Se significa installare un plugin e lasciare i campi vuoti, il valore è quasi zero. Se significa progettare struttura e metadata pagina per pagina, migrare gli URL esistenti e verificare l'indicizzazione, allora c'è lavoro reale dentro.

Abbiamo separato apposta il servizio di SEO e posizionamento su Google dalla realizzazione del sito: la base tecnica deve esserci al lancio, la crescita organica è un processo che continua.

Multilingua: non è un pulsante di traduzione

Per molte aziende sarde il multilingua non è un extra cosmetico.

Un hotel in Gallura, un ristorante a Olbia, un charter o una struttura sanitaria in una località turistica parlano con persone che arrivano da mercati diversi. In questi casi avere una sola pagina tradotta automaticamente nel browser non equivale ad avere un sito multilingua.

Un'implementazione corretta richiede URL distinti, contenuti adattati, metadata per ogni lingua, hreflang e una navigazione che mantenga la pagina corrente quando si cambia lingua.

Poi c'è la parte editoriale.

La versione inglese di una pagina non dovrebbe essere la copia parola per parola dell'italiano se il pubblico cerca e decide in modo diverso. Questo aumenta il lavoro, ed è giusto che il preventivo lo mostri.

Il sito del Poliambulatorio Medica Palau con selettore multilingua, esempio di progetto destinato a pazienti internazionali

Medica Palau lavora con pazienti residenti e turisti e il sito è in otto lingue. In quel progetto il multilingua non è una riga in fondo al preventivo: fa parte dell'architettura del servizio, insieme alle tredici specializzazioni e al percorso di prenotazione.

Per questo una richiesta come «quanto costa aggiungere l'inglese?» ha senso solo dopo aver capito quante pagine esistono, chi prepara i testi e quali contenuti devono essere davvero localizzati.

Booking, form e integrazioni: qui il sito smette di essere una brochure

Un form con nome, email e messaggio richiede poco lavoro.

Un sistema che deve capire quale servizio interessa, mostrare campi diversi, inviare la richiesta alla persona corretta, salvare il dato, generare una conferma e tracciare la conversione è già una piccola applicazione.

Lo stesso vale per il booking.

«Prenotazione online» può significare un pulsante che apre un servizio esterno. Oppure disponibilità in tempo reale, calendario, sincronizzazione, pagamento, conferme, reminder e area riservata.

Nel primo caso il sito collega un sistema. Nel secondo ne diventa una parte.

Form di prenotazione del sito Medica Palau con scelta della prestazione e dello specialista

Per questo chiediamo sempre quali sistemi esistono già: gestionale, booking engine, CRM, newsletter, pagamenti, calendario, inventario.

Integrare qualcosa che offre API documentate è diverso dal costruire l'integrazione con un software chiuso. E sostituire un processo manuale è diverso dall'aggiungere una pagina.

Il preventivo cambia perché cambia il software che c'è dietro.

WordPress, Next.js, Shopify: quanto incide la tecnologia

Molto meno di quanto sembra nelle discussioni online, almeno all'inizio.

Lo stack è una conseguenza.

WordPress è spesso la scelta corretta quando serve un CMS familiare, quando il cliente aggiorna molte pagine e quando plugin affidabili coprono bene le funzioni richieste.

Next.js e React hanno senso quando contano prestazioni, rendering, interfacce personalizzate, integrazioni e controllo sul prodotto.

Shopify risolve molto bene determinati e-commerce perché sposta una parte della complessità — checkout, infrastruttura, aggiornamenti — dentro un servizio gestito.

Il prezzo non dovrebbe crescere perché nel preventivo compare una tecnologia dal nome più moderno.

Dovrebbe crescere quando quella scelta comporta più progettazione, sviluppo o manutenzione e produce un vantaggio concreto.

Un errore che vediamo spesso è decidere prima lo stack e poi cercare di farci stare dentro il progetto. Noi facciamo il contrario: nella pagina siti web dichiariamo WordPress, Next.js, React, Shopify e WooCommerce proprio perché non esiste una piattaforma corretta per tutto.

Performance: il costo dei secondi che nessuno mette nel preventivo

Un sito può essere perfetto su una connessione in fibra e diventare snervante su uno smartphone in 4G.

È lì che la performance smette di essere una questione tecnica.

Immagini enormi, font caricati male, animazioni non controllate, script di tracking duplicati e plugin accumulati aumentano i tempi. Ogni elemento può sembrare innocuo da solo; insieme costruiscono una pagina pesante.

Google misura l'esperienza reale anche attraverso i Core Web Vitals, ma il motivo più semplice per curarli è un altro: una persona non aspetta volentieri una pagina che sembra bloccata.

Abbiamo dedicato una guida al test di velocità di un sito web. Nel costo di un progetto serio dovrebbero entrare almeno ottimizzazione delle immagini, caricamento dei font, controllo del JavaScript e verifica da mobile.

Non è una rifinitura da fare la sera prima del lancio.

Migrare un sito esistente costa più che pubblicarne uno nuovo

Quando si rifà un sito già online, una parte del lavoro non si vede nel nuovo design.

Bisogna capire quali URL esistono, quali ricevono traffico, quali hanno backlink, quali devono restare e quali possono essere accorpati.

Poi si costruiscono i redirect.

Saltare questa fase è uno dei modi più veloci per trasformare un restyling in una perdita di visibilità. Google continua a chiedere URL che non esistono più, i link esterni portano a 404 e pagine che avevano accumulato segnali per anni ripartono da zero.

Per questo «rifare un sito di cinque pagine» può costare più che crearne uno nuovo di otto.

Il nuovo ne ha otto. Il vecchio ne aveva magari cento indicizzate, anche se nessuno le vedeva nel menu.

La migrazione è lavoro.

Il sito economico diventa costoso quando devi rifarlo

Il prezzo più basso è una scelta razionale quando il progetto è davvero semplice.

Diventa un problema quando viene usato per comprare qualcosa che semplice non è.

I segnali arrivano presto:

  • non puoi modificare le sezioni senza chiamare chi lo ha costruito;
  • il sito funziona sul desktop ma male dal telefono;
  • tutte le pagine hanno lo stesso title;
  • non sai chi possiede dominio, hosting o account analytics;
  • per aggiungere una lingua serve duplicare tutto a mano;
  • il form invia email ma nessuno misura quante arrivano;
  • aggiornare un plugin rompe una sezione;
  • per cambiare fornitore non sai cosa puoi portare via.

In questi casi il costo reale non è il primo preventivo. È il primo preventivo più il secondo.

Quello che chiediamo a un sito non è di durare per sempre. La tecnologia cambia. L'azienda cambia. I contenuti cambiano.

Gli chiediamo però di non nascere già con un debito che obbliga a ricominciare da capo.

Quanto costa un sito web in Sardegna

Il mercato non cambia magicamente attraversando il Tirreno.

Cambiano però i problemi che incontriamo più spesso.

In Sardegna turismo, hospitality, ristorazione, nautica e servizi locali rendono frequenti alcune richieste: più lingue, prenotazione diretta, stagionalità, campagne concentrate in pochi mesi, schede Google molto importanti e utenti che cercano quasi sempre da smartphone.

A Olbia, per esempio, la stessa attività deve spesso parlare al residente di febbraio e al turista internazionale di agosto. A Cagliari il mercato è più continuo durante l'anno e, per molte ricerche locali, molto più affollato.

Questo incide sulla strategia, non sul tariffario geografico.

Non esiste un «prezzo Sardegna» del sito. Esiste un progetto che deve rispondere a un mercato preciso.

Per un hotel, ad esempio, la domanda giusta non è soltanto quanto costa il sito. È quanto costa continuare a lasciare una parte delle prenotazioni ai portali quando una quota potrebbe arrivare in diretta. Ne abbiamo parlato nell'approfondimento sulle prenotazioni dirette contro i portali e nella pagina dedicata a hotel e resort.

Per un ristorante può essere il menu. Per un'officina è la chiamata immediata. Per una struttura sanitaria è arrivare alla prestazione corretta senza perdersi in una navigazione generica.

Hero mobile-first del sito CDA Servizi Auto con il soccorso stradale e la chiamata diretta in evidenza

Nel caso di CDA Servizi Auto la funzione più importante non era un'animazione: era permettere a chi è fermo in strada di chiamare subito. È un esempio semplice di come il valore di un sito dipenda dal lavoro che deve fare, non dal numero di effetti che contiene.

I costi dopo il lancio: dominio, hosting, manutenzione e servizi

Un preventivo che parla soltanto della realizzazione è incompleto.

Dopo la pubblicazione esistono costi ricorrenti. Alcuni sono obbligatori, altri dipendono dalla tecnologia.

Dominio. Costa relativamente poco, ma deve essere intestato e accessibile al cliente.

Hosting. Può andare da un piano condiviso economico a infrastrutture più complesse. Il prezzo dipende da traffico, stack, storage, database, backup e livello di servizio.

Licenze. Plugin premium, font commerciali, servizi email, cookie management, booking engine, CRM e piattaforme esterne possono avere canoni propri.

Manutenzione. Aggiornamenti, backup, sicurezza, monitoraggio, compatibilità e piccoli interventi non sono la stessa cosa dell'hosting.

Contenuti e SEO. Un sito può restare tecnicamente online senza nuovi contenuti, ma se deve crescere organicamente richiede lavoro editoriale e analisi.

Il preventivo corretto separa queste voci.

Noi preferiamo anche separare ciò che è indispensabile da ciò che è una scelta: il cliente deve sapere quale cifra serve per tenere acceso il progetto e quale serve per farlo crescere.

Come confrontare due preventivi senza guardare soltanto il totale

Metti due preventivi affiancati e cerca queste risposte.

Chi scrive i testi? Se uno li include e l'altro no, non sono lo stesso servizio.

Il design è originale o parte da un tema? Entrambe le strade possono essere corrette, ma hanno costi diversi.

Quanti layout vengono progettati davvero? «20 pagine» può significare tre template riutilizzati o venti schermate diverse.

La SEO cosa comprende? Metadata? Redirect? Search Console? Dati strutturati? Analisi keyword?

Le immagini chi le prepara? Il cliente, un fotografo, lo studio, stock?

Il sito è multilingua? Chi traduce e chi inserisce le lingue?

Ci sono integrazioni? Booking, CRM, pagamenti, newsletter, gestionale, API.

Chi possiede gli account? Dominio, hosting, repository, analytics, Search Console.

Cosa succede dopo il lancio? Formazione, manutenzione, garanzia sui bug, ore incluse.

Come viene misurato il risultato? Analytics, conversioni, eventi, lead, chiamate.

Alla fine il prezzo continua a contare. Ma almeno stai confrontando la stessa cosa.

Quanto dovrebbe durare un sito prima di essere rifatto

Non esiste una scadenza di tre o cinque anni scritta da qualche parte.

Un sito va rifatto quando la sua struttura non riesce più a sostenere l'azienda.

A volte succede perché il brand è cambiato. A volte perché sono nati servizi nuovi e il menu è diventato un elenco infinito. A volte perché il CMS è stato riempito di plugin e ogni aggiornamento è un rischio. A volte perché il sito è stato progettato prima che il mobile diventasse il canale principale.

Il criterio migliore non è l'età.

È chiedersi se oggi il sito permette di:

  • spiegare chiaramente cosa vendi;
  • farti trovare per le ricerche che contano;
  • aggiornare contenuti senza rompere il layout;
  • misurare richieste e conversioni;
  • aggiungere nuove pagine senza ricostruire tutto;
  • mantenere prestazioni accettabili;
  • spostare il progetto a un altro fornitore senza perdere proprietà e dati.

Se risponde sì, non serve rifarlo perché è «vecchio».

Se risponde no, l'anno nel footer è l'ultimo dei problemi.

Dove ha senso risparmiare e dove no

Ci sono parti su cui si può ridurre il budget senza sabotare il progetto.

Si può partire con meno pagine e aggiungerle dopo. Si può usare un CMS esistente invece di costruirne uno. Si può rimandare un'area riservata se il processo oggi funziona bene via email. Si possono riutilizzare fotografie valide. Si può scegliere una sola lingua al lancio se il mercato principale è uno.

Ci sono invece tagli che tendono a presentare il conto più avanti.

Saltare la migrazione SEO. Pubblicare senza analytics. Comprare un tema pesante per usare il dieci per cento delle funzioni. Non chiarire chi possiede dominio e hosting. Fare una versione mobile alla fine. Costruire un e-commerce senza decidere prima spedizioni, resi e pagamenti.

Il budget non dovrebbe essere distribuito in modo uniforme.

Va messo dove cambia il risultato.

Il preventivo migliore non è quello con più righe

Un buon preventivo deve permetterti di capire tre cose senza una call di traduzione:

  1. cosa viene fatto;
  2. cosa non viene fatto;
  3. cosa succede se il perimetro cambia.

Non serve trasformarlo in un capitolato di quaranta pagine.

Serve togliere le ambiguità.

Se il copy è incluso, deve esserci scritto. Se il cliente fornisce le foto, deve esserci scritto. Se una lingua aggiuntiva costa a parte, deve esserci scritto. Se l'e-commerce comprende cinquanta prodotti e gli altri vengono caricati dal cliente, deve esserci scritto.

La trasparenza non rende un progetto necessariamente più economico.

Lo rende confrontabile.

Come prepararsi prima di chiedere un preventivo

Non serve arrivare con un brief perfetto. Bastano alcune risposte.

Che cosa deve ottenere il sito? Richieste, prenotazioni, vendite, candidature, visite in negozio?

Chi sono le persone che devono usarlo?

Esiste già un sito? Se sì, quali parti funzionano e quali no?

Quante lingue servono davvero?

Chi produce testi e fotografie?

Ci sono sistemi da collegare?

C'è una data reale entro cui deve essere online?

E infine: quale budget ha senso investire se il sito risolve il problema?

Sono domande più utili di «quante pagine vuoi?».

Nel nostro configuratore preventivo partiamo proprio da questo. Non restituisce un prezzo automatico: raccoglie il perimetro, perché un numero generato senza capire il progetto sarebbe soltanto un modo elegante per indovinare.

Come confrontare preventivi sito web senza fermarsi al totale? Bisogna confrontare perimetro, pagine, design, sviluppo, contenuti, SEO, tracking, manutenzione e proprietà degli asset. È anche il modo più semplice per capire cosa include un preventivo sito web e quali voci restano escluse.

Quindi, quanto costa davvero un sito nel 2027?

Abbastanza da pagare il lavoro che serve. Non abbastanza da pagare lavoro che non serve.

È una risposta meno comoda di una tabella, ma è quella che evita più errori.

Per un progetto piccolo, con contenuti pronti e poche funzioni, il costo può restare contenuto. Quando entrano strategia, copy, design originale, SEO, più lingue, booking, e-commerce o integrazioni, il prezzo cresce perché cresce il lavoro.

Il punto non è cercare il preventivo più alto o quello più basso.

È capire che cosa deve produrre il sito e verificare che ogni voce del preventivo serva a quello.

Dal 2018 lavoriamo su progetti molto diversi — ristoranti, hotel, poliambulatori, officine, prodotti digitali, e-commerce — e il metodo resta lo stesso: prima il problema, poi l'architettura, poi il design e infine la tecnologia.

Se stai pianificando un nuovo sito per il 2027 o devi capire se quello attuale vale la pena di rifarlo, raccontaci il progetto nel preventivo. Ti rispondiamo con perimetro, tempi e costi riferiti a quello che serve davvero, non a una fascia generica.

INSIGHTS

Le domande che restano.

Non esiste una cifra unica. Una landing essenziale, un sito aziendale, un progetto multilingua con booking e un e-commerce richiedono quantità di lavoro molto diverse. Nel mercato italiano le offerte pubbliche spaziano da poche centinaia di euro per soluzioni basate su template a diverse migliaia per progetti progettati e sviluppati su misura. Il confronto corretto va fatto sul perimetro incluso, non sul numero finale.

Per un sito aziendale professionale il prezzo dipende soprattutto da strategia, copy, design, numero di template realmente diversi, SEO, lingue e integrazioni. Cinque pagine scritte, progettate e ottimizzate una per una sono un lavoro diverso da dieci pagine riempite dentro un tema già pronto.

Dipende dal progetto. WordPress è utile quando l'autonomia editoriale e un ecosistema di plugin affidabili risolvono bene il problema. Next.js e React hanno senso quando servono prestazioni, interfacce più complesse, integrazioni o maggiore controllo sul prodotto. Lo stack non dovrebbe essere scelto per moda.

In un progetto serio la SEO tecnica di base deve nascere insieme al sito: struttura URL, title, meta description, heading, sitemap, canonical, dati strutturati e performance. Una strategia SEO continuativa è invece un lavoro successivo, fatto di contenuti, analisi e ottimizzazione.

Dominio, hosting, manutenzione, licenze e servizi esterni sono costi distinti dalla realizzazione. Cambiano molto in base allo stack e alle funzioni. Un preventivo corretto li separa dal costo iniziale e specifica quali sono obbligatori e quali opzionali.

Può essere sufficiente per un progetto molto piccolo con perimetro ridotto, contenuti già pronti e poche personalizzazioni. Diventa improbabile quando nello stesso importo devono entrare strategia, copy, design originale, SEO, più lingue, integrazioni, test e assistenza.

Confronta cosa viene consegnato: architettura, numero di layout, produzione dei testi, lingue, SEO, analytics, migrazione, redirect, integrazioni, formazione, proprietà degli accessi e assistenza. Due preventivi con lo stesso totale possono contenere lavori completamente diversi.

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Questo lo scriviamo perché lo facciamo.

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