Prenotazioni dirette contro portali: cosa cambia davvero

Pubblicato 29 agosto 2026 · 5 min di lettura

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La domanda arriva sempre nella stessa forma. Ho le camere piene, ma tra commissioni e portali mi resta poco: posso far prenotare dal mio sito?

Sì. Ma non nel modo in cui se lo immaginano quasi tutti, e non togliendo la struttura dai portali.

Quanto costa davvero una prenotazione che arriva da un portale

La commissione di un portale sta di solito fra il 15 e il 25%, e cambia secondo il contratto, la visibilità che si compra e i programmi a cui si aderisce. Su una settimana da 1.200 euro sono fra 180 e 300 euro che non entrano in cassa.

C'è un secondo costo che in bilancio non si vede. L'ospite non è tuo. Il suo indirizzo email ce l'ha il portale, non tu. L'anno dopo, quando vuole tornare, riapre l'app da cui ha prenotato — e paga di nuovo la commissione a nome tuo.

Il portale non è il nemico

Va detto subito, perché la retorica del via da Booking fa perdere soldi a chi ci crede.

Un portale fa una cosa che il tuo sito non farà mai da solo: ti mette davanti a qualcuno che non ti stava cercando. Cerca "casa vacanze San Teodoro" e ti trova. È un reparto vendite che paghi solo a risultato, ed è un buon affare finché lo usi per quello.

L'obiettivo non è sparire dai portali. È che l'ospite che ti ha già trovato non torni lì per prenotare.

Il momento che decide tutto è la ricerca del nome

Succede quasi sempre così. Uno vede la struttura sul portale, gli piace, e prima di pagare cerca il nome su Google. Vuole capire se esiste davvero, com'è fatta, quanto costa.

Quel clic è il momento in cui si decide la commissione.

Se trova un sito lento, con tre foto del 2019 e nessun prezzo, torna indietro e prenota dove si sentiva sicuro. Non perché il portale sia migliore: perché tu non gli hai dato niente per cambiare idea.

Dare quello che dà il portale

I portali hanno un merito che i siti diretti quasi sempre si perdono: le informazioni stanno sempre nello stesso ordine. Tipologia, ospiti, superficie, camere, letti. Chi confronta due alloggi confronta le stesse righe nella stessa posizione, e in trenta secondi ha deciso.

Su Ambra Holiday Rooms abbiamo costruito il sito su questa regola. Otto fra camere e appartamenti divisi su due località della Gallura, ognuno con la sua scheda, sempre con le stesse voci nello stesso ordine. Non è design: è togliere all'ospite il motivo per tornare sul portale a controllare.

Se il tuo sito costringe a scrivere una mail per sapere quanti metri quadri ha un appartamento, la prenotazione la fa il portale.

E poi dare quello che il portale non può dare

Qui finisce il pareggio e comincia il vantaggio.

Un portale non sa dirti che quell'appartamento porta il nome della spiaggia a cui appartiene. Non sa raccontare il paese fuori stagione, la strada per arrivare, perché una struttura diffusa su due località è una scelta e non un ripiego.

Sono le cose che un ospite cerca dopo aver capito prezzo e metri quadri, e sono l'unico motivo serio per cui dovrebbe prenotare da te. Metterle prima dei dati non funziona: nessuno legge una storia prima di sapere se può permettersela.

Il prezzo diretto deve almeno pareggiare

Se sul tuo sito costa di più, hai finito.

La parità tariffaria non è più il vincolo che era stato per anni: in Italia le clausole che impedivano di offrire condizioni migliori sul proprio canale sono state dichiarate nulle nel 2017, e da allora la normativa europea ha stretto ancora. Prima di muovere un prezzo, però, leggi il contratto che hai firmato: è lì che si vede cosa ti hanno concesso.

Anche a parità di tariffa restano margini che il portale non può toccare: check-out posticipato, pulizie incluse, un transfer, la cancellazione più larga. Vale come uno sconto e non tocca il listino.

La conversazione viene prima della prenotazione

Su questo mercato quasi nessuno paga senza aver chiesto qualcosa. C'è il cane, c'è il parcheggio, si arriva alle undici di sera.

Per questo mettiamo il contatto diretto sempre a portata di pollice — WhatsApp, telefono, email — invece di nasconderlo in una pagina contatti. Lo abbiamo fatto anche fuori dal ricettivo: su La Sartoria del Gusto i tavoli si prenotano da WhatsApp, ed è il canale che la gente usa davvero.

Una risposta in dieci minuti vale più di un motore di prenotazione.

Il telefono non è una versione ridotta del sito

Chi prenota una vacanza lo fa dal divano, in pausa pranzo o in spiaggia, con la connessione che passa. Le fotografie vanno pesate per quella connessione, non per quella dell'ufficio dove il sito è stato costruito.

Un sito che ci mette sei secondi ad aprirsi su rete mobile non ha un problema di velocità. Ha un problema di prenotazioni.

Da dove partire, in ordine

  1. Cerca il nome della tua struttura su Google, da telefono, in 4G. Guarda cosa vede un ospite. È il vero punto di partenza.
  2. Metti su ogni alloggio gli stessi dati nello stesso ordine, prezzo compreso.
  3. Rendi il contatto diretto raggiungibile da ogni pagina.
  4. Conta ogni mese quante richieste arrivano dirette. Senza quel numero, qualunque intervento è un'opinione.

Il resto — motore di prenotazione, preventivi automatici, newsletter — viene dopo, e solo se i primi quattro punti sono a posto.

Se vuoi vedere come lo impostiamo, c'è la pagina hotel e resort con i progetti del settore.

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