Dal nostro blog
Il sito di uno studio medico: cosa si può scrivere, e cosa non si chiede
Il web sanitario italiano ha due estremi, e si vedono appena ci si chiede cosa si può scrivere nel sito di uno studio medico. Da una parte strutture serie con siti che non dicono nulla, per paura di sbagliare. Dall'altra pagine scritte da chi fa marketing in qualunque settore, con dentro parole che in sanità non si possono usare.
In mezzo c'è una cosa semplice: si può informare, non si può promuovere. E il confine, contrariamente a quello che si crede, non passa dal tono. Passa dal contenuto.
Premessa doverosa: non siamo medici né avvocati, e questo non è un parere legale. È il riassunto di quello che abbiamo imparato progettando siti dentro professioni regolate, e i riferimenti servono per andarli a leggere.
Cosa si può scrivere: informare sì, promuovere no
Dal 2019 la comunicazione delle strutture sanitarie e dei professionisti ha un perimetro definito dalla legge di bilancio: le comunicazioni informative possono contenere le informazioni utili a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari, e non possono avere carattere promozionale o suggestivo. Sulla vigilanza ci sono gli Ordini professionali.
Tradotto in pratica, e questa è la parte che serve a chi scrive un sito:
- si può dire cosa si fa, con quali strumenti, da parte di chi e con quali titoli;
- si può spiegare come si svolge una prestazione, quanto dura, cosa comporta, quali sono i rischi e i tempi di recupero;
- non si può presentare un risultato come atteso, né esibirlo, né suggerirlo;
- non si può usare la leva commerciale — l'urgenza, la promozione, lo sconto — per convincere qualcuno a curarsi.
La differenza è tutta lì. «Eseguiamo questa procedura, dura quaranta minuti, si torna a casa lo stesso giorno» è informazione. «Risultati garantiti, solo per questo mese» è la stessa frase in due modi sbagliati. Per chi progetta il sito ne discende un principio operativo: una pagina clinica non si scrive con il linguaggio di una landing commerciale.
Le tre cose che fanno scattare il problema
Nella pratica i casi che ricorrono sono sempre gli stessi tre, e conviene riconoscerli prima di pubblicare.
Il prima e dopo. È la forma più tipica di comunicazione suggestiva, perché mostra un esito come se fosse quello che otterrai tu. Non è una questione di consenso della persona ritratta — quello serve comunque, e per altri motivi: è che l'immagine, per come funziona, promette.
Gli sconti e i pacchetti. «Tre sedute a prezzo di due», «promozione di primavera», il conto alla rovescia. Sono strumenti nati per far comprare d'impulso, e sull'impulso in sanità non si costruisce. Indicare un onorario è un'altra cosa ed è lecito: la tariffa è un'informazione, la promozione è una spinta.
I superlativi e i confronti. «Il centro più avanzato», «l'unico in Sardegna a», «migliore del». Anche quando è vero, è un'affermazione che non aiuta nessuno a scegliere in sicurezza — che è il criterio con cui la norma misura tutto il resto.
Vale la pena aggiungere una cosa che tocca chi fa il sito: queste regole valgono anche per quello che non si vede in pagina. Il titolo di una pagina scritto per Google è pubblico esattamente come il testo. Un titolo che promette è un titolo che espone. Lo stesso vale per le recensioni che riprendi sul sito: la frase di un paziente che promette un risultato cambia il tono della pagina anche se non l'ha scritta la struttura.
Cosa deve comparire, e quasi mai c'è
La parte formale è la più veloce da sistemare e la più spesso incompleta.
- Il direttore sanitario, per le strutture: nome, cognome e titolo. Non in fondo alla pagina privacy: dove si capisce chi è.
- L'autorizzazione o l'accreditamento, se ci sono, spiegati con parole normali. Per un paziente la differenza fra una struttura accreditata e una che non lo è conta, e quasi nessuno la spiega.
- I titoli dei professionisti e l'iscrizione all'albo.
- La denominazione esatta, la sede, la partita IVA e un recapito che qualcuno legge davvero.
Su Medica Palau, poliambulatorio privato accreditato in Gallura, l'accreditamento è uno dei punti che dovevano riconoscersi a colpo d'occhio, spiegato in un linguaggio semplice — perché per una parte dei pazienti è esattamente il motivo per cui scelgono quella struttura invece di un'altra.
Lo stesso vale per la pagina del team, che non dovrebbe essere una griglia di fotografie senza informazioni: in sanità il ruolo professionale fa parte del contenuto. Per ogni medico servono titolo, specializzazione, iscrizione quando pertinente e sede in cui opera, e deve essere chiaro chi eroga la prestazione. La biografia può essere umana, ma resta verificabile: dire cosa fa davvero un professionista è molto più utile che chiamarlo «eccellenza» o «leader».
Il modulo di prenotazione, dove si sbaglia di più
Qui si passa dalla deontologia alla tecnica, ed è la parte che riguarda davvero chi costruisce il sito.
Un modulo con un campo libero intitolato «motivo della visita» raccoglie dati relativi alla salute, che nel regolamento europeo sono una categoria particolare — la stessa famiglia dell'origine etnica e delle convinzioni religiose. Il paziente ci scrive dentro il sintomo, a volte una diagnosi, a volte cose che riguardano un familiare. Poi quel testo viaggia in una mail, e da lì resta.
Le tre regole che seguiamo, in ordine di importanza.
Non chiedere quello che non ti serve per richiamare. Nella quasi totalità dei casi la prenotazione richiede tre cose: quale prestazione, chi sei, come ti richiamo. La prestazione si sceglie da un elenco chiuso, che è un dato molto meno delicato di una frase scritta a mano. Il resto si dice a voce. Nel modulo di Medica Palau, qui sotto, si parte proprio dalla scelta della prestazione e dello specialista.
Se un campo libero serve, dillo prima. Se la segreteria ha davvero bisogno di un dettaglio, l'etichetta del campo deve avvertire di non scriverci dentro informazioni sulla salute, e l'informativa deve dire dove finisce quel testo e quanto resta.
Guarda dove atterra. Un modulo che manda una mail a una casella su un servizio gratuito mette dati sanitari in un posto che non controlli. Meglio un percorso che li porti dove già tenete le cartelle, con gli stessi accessi.
E poi la cosa più semplice e la più trascurata: decidere quanto restano. Una richiesta che non è diventata una visita non va tenuta per sempre. Si sceglie un termine, si scrive nell'informativa, e si cancella davvero — la parte difficile è la terza.
C'è infine una distinzione che semplifica tutto il resto: prenotazione e anamnesi sono due momenti diversi. Il sito pubblico serve a organizzare un appuntamento, l'anamnesi appartiene al percorso di cura. Tenerle separate evita di raccogliere sul web informazioni che la segreteria non ha bisogno di vedere, e semplifica permessi e conservazione: chi prenota una visita vede ciò che serve a prenotarla, non cartelle o diagnosi. Sito e software devono rispettare la stessa separazione che esiste nell'organizzazione.
Su questo la sanità e le professioni legali si somigliano: anche nel sito di uno studio legale il modulo è il punto tecnico più delicato. La differenza è che qui i dati sono una categoria particolare per definizione, e non per come li usi.
Dopo il modulo: email, strumenti e fornitori
Il modulo è solo il primo posto da cui passa un dato. Le email automatiche sono il secondo: una conferma di prenotazione può dire data, ora e struttura senza riportare dettagli clinici nell'oggetto o nel testo, quando non servono. Ogni copia in più di un dato sulla salute è una superficie in più da proteggere.
Poi ci sono gli strumenti che si aggiungono a un sito quasi per abitudine: pixel pubblicitari, heatmap, registrazione delle sessioni, chat, analytics. Su un sito sanitario ognuno va valutato per il tipo di dato che può ricevere o dedurre, e non basta copiare il setup di un ristorante. Prima di installarne uno conviene sapere quali dati raccoglie, dove li manda, per quale finalità, e se serve davvero.
Lo stesso ragionamento vale per i fornitori tecnici. Hosting, moduli, CRM, booking, chat e analytics entrano nel flusso, e prima di integrarli bisogna capire dove finiscono i dati, chi li tratta e con quale ruolo: in sanità un plugin comodo può avere implicazioni molto più grandi di quanto sembra. È anche il motivo per cui l'informativa privacy non può essere un testo generico. Deve descrivere il flusso reale, e per scriverla il lavoro tecnico e quello legale devono parlarsi.
Un chatbot, se c'è, segue la stessa regola. Può rispondere su orari, sede, prestazioni, modalità di prenotazione e documenti da portare; non dovrebbe improvvisare diagnosi, né chiedere sintomi se non è progettato per trattarli. Il principio è quello di qualunque chatbot AI sul sito, con un margine di errore molto più basso: l'orientamento amministrativo e la medicina restano due cose separate.
Cosa scrivere al posto delle promesse
Tolti i superlativi, resta molto più materiale di quanto sembri, ed è materiale che nessun concorrente scrive perché sembra noioso.
Come si svolge la prima visita. Quanto dura, cosa portare, se serve essere a digiuno, se si può venire accompagnati, se si esce con un referto o arriva dopo.
Quanto si aspetta. Non «tempi rapidi»: i giorni. È l'informazione che fa alzare il telefono.
Cosa succede dopo. Come si ritira il referto, chi lo spiega, cosa fare se un valore non torna.
Chi è il medico. Non il curriculum: da quanto fa quel lavoro, di cosa si occupa più spesso, dove ha studiato. Su Medica Palau il team sta in primo piano, anche in video, per una ragione che vale in tutto il settore: in un mestiere fatto di fiducia i volti contano più dei reparti.
Dove succede. Le fotografie del centro, degli strumenti, del team e degli ambienti servono a far capire dove si svolge la prestazione, e sono informazione. Le immagini che mostrano risultati clinici sono un'altra cosa, e non vanno trattate come una normale galleria.
Sono tutte cose vere, tutte utili a scegliere in sicurezza, e nessuna promette niente. È esattamente il contenuto che la norma incoraggia, ed è la ragione per cui la prudenza spinta fino al silenzio è una scelta sbagliata: il perimetro è più largo di quanto la paura suggerisca.
La SEO sanitaria parte dalle prestazioni
Quel materiale è anche la base per farsi trovare. Le specializzazioni meritano una pagina propria quando sono prestazioni effettive — ortopedia, cardiologia, dermatologia, radiologia —, perché aiutano sia il paziente sia la struttura del sito. Su Medica Palau il progetto è organizzato proprio attorno alle specializzazioni, e ogni pagina fa la stessa cosa: non promette, risponde alla ricerca in modo comprensibile.
L'errore da evitare è produrre centinaia di articoli medici per intercettare i sintomi. Se la struttura non ha un processo serio di revisione clinica il rischio editoriale cresce in fretta, perché il contenuto clinico richiede un livello di responsabilità diverso. Meglio partire da ciò che il paziente deve sapere per accedere al servizio: prestazioni, professionisti, preparazione, orari, sedi, prenotazione, domande amministrative. È da lì che parte il nostro lavoro di SEO e posizionamento su Google quando il cliente è una struttura sanitaria.
Anche le FAQ del sito possono togliere telefonate senza sostituire il medico. Preparazione alla visita, documenti da portare, modalità di pagamento, accessibilità, parcheggio, orari e lingue sono ottimi temi; diagnosi, interpretazioni e consigli personalizzati no. La distinzione fra informazione amministrativa e informazione clinica deve restare chiara anche lì.
Quando i pazienti non parlano tutti la stessa lingua
C'è un caso che in Sardegna riguarda mezza sanità privata e che altrove non si pone: d'estate il bacino di pazienti cambia lingua.
Su Medica Palau il vincolo era chiaro fin dall'inizio: servivano otto lingue senza otto siti da mantenere. È la distinzione che decide tutto il progetto, perché otto siti separati vogliono dire otto volte il lavoro di aggiornare un orario, e dopo la prima stagione due o tre restano indietro — di solito proprio quelli meno guardati, cioè quelli dove l'errore non lo vede nessuno finché non arriva un paziente.
La regola pratica che ne discende è di priorità, non di traduzione, ed è la stessa che trovi nella guida al sito in più lingue. Non tutto va tradotto, e non tutto nello stesso momento:
- prima le informazioni d'urgenza: cosa si fa qui, quando è aperto, dove si entra, che numero si chiama. Un pronto intervento attivo sette giorni su sette vale solo se lo capisce anche chi non parla italiano;
- poi le prestazioni, con il nome che quella lingua usa davvero — che spesso non è la traduzione letterale del termine italiano;
- per ultimo il resto, che può anche restare in due lingue.
E una cosa che si dimentica sempre: se il sito parla otto lingue, qualcuno deve rispondere in otto lingue. Un modulo tradotto che genera una risposta solo in italiano è peggio di un modulo non tradotto, perché ha promesso un'accoglienza che non c'è.
Il professionista singolo ha un problema diverso
Una struttura deve farsi capire; un professionista deve farsi scegliere, e spesso parla a pubblici che non hanno nulla in comune.
Su Francesco Piras, psicologo dello sport, i pubblici sono tre — atleti, allenatori, genitori — e hanno tre porte separate: tre schede negli ambiti di intervento e tre pulsanti alla fine. Metterli tutti e tre nella stessa pagina significa non parlare a nessuno, perché un genitore preoccupato e un allenatore che valuta una consulenza non cercano la stessa cosa nemmeno lontanamente.
L'altra scelta che vale la pena copiare è mobile: due pulsanti che restano a portata di pollice per tutta la pagina, chiamata e messaggio. Chi cerca uno specialista lo fa spesso in piedi, in un momento storto, e il modulo di contatto è quattro schermate più giù.
Un sito sanitario si usa in condizioni difficili
Non tutto deve passare da un form. Una persona in difficoltà può preferire chiamare, un turista può avere bisogno di capire se la struttura è quella giusta, una persona anziana può non voler compilare niente. Telefono e prenotazione devono restare visibili, perché digitale non significa obbligare tutti allo stesso percorso.
Per la stessa ragione l'accessibilità, in sanità, non è una buona pratica fra le tante. Contrasto, dimensione del testo, focus visibile, etichette dei campi, navigazione da tastiera e pulsanti chiari fanno parte del servizio, perché il sito lo usano anche persone anziane, con difficoltà visive o in condizioni di stress.
E conta la velocità da telefono. Chi cerca una visita urgente o un contatto non deve aspettare video pesanti e animazioni: la priorità è trovare prestazione, telefono, posizione e prenotazione, e l'estetica può essere curata senza competere con l'azione. Come si misura davvero lo spieghiamo nel test di velocità di un sito.
Da dove partire
- Leggi ogni pagina del tuo sito cercando una promessa. Non gli aggettivi: le promesse. Quello che promette si toglie, e non serve sostituirlo.
- Controlla che ci siano direttore sanitario, autorizzazione o accreditamento, titoli e albo. È mezz'ora e chiude la parte formale.
- Apri il tuo modulo di prenotazione e conta i campi. Togli tutto quello che non serve a richiamare, a partire dal campo libero.
- Scrivi una pagina sola che spieghi come si svolge la prestazione che fai più spesso: durata, preparazione, referto, tempi. Poi guarda fra due mesi quante visite arrivano da lì.
- Fissa una revisione periodica, una volta a trimestre o quando cambia il team: professionisti, prestazioni, orari, accreditamenti, moduli, privacy e lingue. Un sito sanitario vecchio crea problemi più seri di una brochure superata.
Il criterio che tiene insieme tutto è una domanda da fare a ogni campo, script e frase: serve davvero al paziente per orientarsi, o alla struttura per erogare il servizio? Se la risposta è no, probabilmente non va raccolto né pubblicato. Un'ultima prova, da telefono e nelle lingue principali: fai il percorso come un paziente che non conosce la struttura. Se per ottenere un'informazione amministrativa deve raccontare il proprio stato di salute, il flusso sta raccogliendo troppo.
La verifica finale, prima di pubblicare claim, immagini cliniche o flussi che raccolgono dati sulla salute, resta alla struttura e ai professionisti competenti: il design può rendere la regola facile da rispettare, non sostituire chi la interpreta. Come lavoriamo con studi medici e poliambulatori sta nella pagina sanità e studi medici; se il sito va progettato o rifatto, parti dalla nostra realizzazione di siti web o raccontaci la tua struttura.
Le domande che restano.
Può informare. Dal 2019 le comunicazioni sanitarie possono contenere le informazioni utili a scegliere in sicurezza, senza carattere promozionale o suggestivo. La differenza non è di tono: è di contenuto.
Sono la forma più tipica di comunicazione suggestiva, perché mostrano un risultato come se fosse quello atteso. Prima di pubblicarne una vale la pena chiedere al proprio Ordine, non a chi fa il sito.
Un campo libero in cui il paziente racconta i sintomi raccoglie dati sulla salute, che sono una categoria particolare. Si chiede la prestazione da un elenco e i dati per richiamare: il resto si dice a voce.
Dipende da cosa viene chiesto. Nome e contatto sono dati personali; sintomi, diagnosi o informazioni che rivelano lo stato di salute rientrano invece nei dati relativi alla salute e richiedono tutele particolari.
Può essere usato per informazioni generali, orari, prestazioni e prenotazione, ma deve avere limiti chiari e non trasformarsi in uno strumento che raccoglie o interpreta dati sanitari senza un progetto adeguato.
Le informazioni economiche possono far parte della comunicazione informativa. Vanno però presentate senza meccanismi promozionali o messaggi che spingano a una prestazione sanitaria in modo suggestivo.
I contenuti clinici e le comunicazioni soggette a regole professionali devono essere verificati dalla struttura e, quando necessario, dal professionista o dall'Ordine competente. Chi realizza il sito non sostituisce la verifica sanitaria o legale.















































